I due Sapienti di Dosso Dossi
I Sapienti misteriosi
"Astronomo con il libro" e "Astronomo con il compasso e il globo" sono parte di un ciclo , di cui alcuni pezzi sono andati perduti, decorativo di una sala (forse una biblioteca) di una dimora degli Estensi.
In ognuna delle cinque tele oggi conosciute domina in primo piano una figura maschile seminuda coperta da un solo drappo. Lo sfondo è un paesaggio primordiale composto solo da terra e cieli in tempesta o da rosei tramonti.
Ma sono gli elementi legati allo studio, alla ricerca, alla sapienza umana, presenti in tutte le tele, ad aver suggerito all'intera serie il titolo di "Sapienti dell'antichità classica".
Al di là di questo, davvero poco si sa di queste opere: non si ha, infatti, nessuna certezza sulla destinazione , sul soggetto e sulla datazione dei "sapienti".
Pochi dubbi si hanno invece sulla suggestione michelangiolesca che ha ispirato questi lavori. Le pose artificiose, i corpi potenti, l'assenza di un paesaggio definito ricordano infatti gli Ignudi della Cappella Sistina.
Quale è però il soggetto complessivo raffigurato da questi personaggi così assorti e pensierosi? Secondo Federico Zeri, la cui tesi è a tutt'oggi la più condivisa, la serie del Dossi rappresenta le sette arti liberali. Il Sapiente con compasso e globo rappresenterebbe allora l'Astrologia, mentre il Sapiente con libro si riferirebbe alla Grammatica o alla Retorica.
Come altre grandi opere e collezioni acquistate dalla Cassa e dalla Fondazione Carife, anche i due Sapienti di Dosso Dossi sono esposti alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
Un grande ritorno a Ferrara
Già da diversi anni la Fondazione era interessata a riportare a Ferrara alcune importanti opere del Dosso Dossi.
Nel dicembre del 2001, mentre erano in corso gli accertamenti riguardo l'acquisto di una tavola del Dosso, giunge alla Fondazione un'occasione irripetibile: due grandi tele dell'artista in questione stavano per essere vendute da un'importante collezione privata, posseduta dalla signora Barbara Piasecka Johnson.
La signora Johnson, vedova nel fondatore della nota casa di prodotti per l'igiene personale Johnson&Johnson, desiderava vendere parte della sua collezione in modo da ricavare risorse sufficienti ad avviare progetti di sviluppo in Polonia, sua terra natale. Al tempo stesso, era suo desiderio che le tele del Dosso tornassero nella loro città d'origine e che fossero esposte IN un luogo pubblico.
La Fondazione Carife, quindi, era senz'altro il potenziale acquirente più accreditato.
Le trattative dell'acquisto infatti, dopo i necessari approfondimenti e analisi scientifiche che ne verificassero l'autenticità, arrivarono a buon fine, nonostante il fatto che in quel periodo fosse in corso un vero e propri conflitto tra il Ministero dell'Economia e delle Finanze e le Fondazioni di origine Bancaria, che di fatto aveva fermato ogni operazione di straordinaria amministrazione.
Un'importante operazione di recupero
Quella del acquisto dei due dipinti del Dosso Dossi (per un costo complessivo di circa 1.500.000 euro) è con ogni probabilità la più importante operazione del programma di recupero delle opere d'arte ferraresi. Programma avviato dalla Cassa di Risparmio di Ferrara e continuato dalla Fondazione Carife fin dalla sua nascita.
