Arte, attività e beni culturali
Il Museo Ebraico
La comunità ebraica a Ferrara
Dal 1100 circa, la storia di Ferrara si è intrecciata con quella della sua comunità ebraica, la quale ha fornito un grande contributo alla vita economica e culturale della nostra città.
I primi ebrei giunti a Ferrara presero dimora nell'attuale via Centoversuri. Mentre dal Quattrocento in poi la comunità si spostò nel triangolo urbano tra via Mazzini, via San Romano e via Vittoria, che nei secoli successivi sarebbe diventato il Ghetto di Ferrara.
Nel 1492 il Duca Ercole I d'Este accoglie gli ebrei sefarditi esuli dalla Spagna, rendendo così Ferrara il nucleo italiano di irradiazione della raffinata cultura sefardita verso tutto il Mediterraneo.
La comunità ebraica contribuisce in maniera determinante alla straordinaria esperienza rinascimentale ferrarese, attraverso studi e produzioni nel campo delle scienze, della tecnica e della cultura umanistica.
Durante il dominio Pontificio a Ferrara, la Comunità ebraica viene confinata nel ghetto (dal 1624 al 1859). Nel corso degli ultimi due secoli, tra gli ebrei ferraresi spiccano personalità illustri nel campo delle professioni liberali e intellettuali, nella politica e nell'elaborazione delle nuove idee di sionismo.
Il restauro della Basilica di Santa Maria in Vado
Un luogo speciale per i ferraresi
Chiesa tra le più amate dai Ferraresi, Santa Maria in Vado deve tale considerazione cittadina in parte al miracolo del 1171 quando del sangue schizzo fuori da un'ostia spezzata durante una messa, in parte anche alla tradizionale e vivacissima vita sociale che da sempre anima la sua comunità parrocchiale. A ciò si aggiunga poi la notevole bellezza architettonica della sua struttura (un gioiello del Rinascimento estense) e di suoi interni, vera e propria galleria della pittura del Seicento, che fanno della Basilica una dei più interessanti e grandiosi monumenti religiosi di Ferrara.
Un grande restauro
Tale ricchezza artistica, nei primi anni '90, sembrava addirittura prossima al crollo, tanto che nel marzo del 1993 la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Ravenna ne raccomandò la chiusura al pubblico, a seguito di alcuni cadute parziali del tetto avvenute nei mesi precedenti.
In realtà già dopo la seconda Guerra Mondiale i parroci avevano avvertito la presenza di primi segni di degrado della copertura della Basilica, ma nessuna istituzione aveva deciso di affrontare le difficoltà tecniche ed economiche che un'opera generale di restauro avrebbe comportato.
Acquisto della Collezione Sacrati Strozzi
La collezione Sacrati Strozzi
Nata a Ferrara alla metà dell'800 per volontà del marchese Massimiliano Strozzi Sacrati, la Collezione Sacrati Strozzi contava, relativamente alle opere pittoriche, più di 400 pezzi.
Questi, espressione, nella maggioranza, della produzione di quella che il Longhi definì "Officina Ferrarese", ma anche di quella altre Scuole artistiche italiane, in tempi che spaziano dal '400 all'800, vennero poi trasportati dagli eredi di Massimiliano a Firenze, dove trovarono collocazione prestigiosa nel palazzo Strozzi di Piazza del Duomo.
Tra i pezzi più rappresentativi le due "Muse" facenti parte di un ciclo di più pezzi, appositamente creato per lo studiolo del Duchi d'Este a Belfiore.
Un'altra opera di assoluto rilievo è la cosiddetta Pala Strozzi, acquistata da Massimiliano nel 1859 e venduta dal nipote ed erede omonimo nel 1882. Questa è una sorta di simbolo non solo del valore, ma anche della sorte della collezione, andata via via disgregandosi alla morte dell'ultimo rappresentante di Casa Strozzi Sacrati.
Della Collezione originaria, infatti, rimangono oggi a Ferrara solo 59 pezzi. Senza che fortunatamente sia andata perduta la sua peculiare caratteristica di rappresentare un lungo e felice periodo della cultura artistica e della sensibilità collezionistica della nostra città.
