Il restauro della Basilica di Santa Maria in Vado

Un luogo speciale per i ferraresi

Catino absidale di Santa Maria in VadoChiesa tra le più amate dai Ferraresi, Santa Maria in Vado deve tale considerazione cittadina in parte al miracolo del 1171 quando del sangue schizzo fuori da un'ostia spezzata durante una messa,  in parte anche alla tradizionale e vivacissima vita sociale che da sempre anima la sua comunità parrocchiale. A ciò si aggiunga poi la notevole bellezza architettonica della sua struttura (un gioiello del Rinascimento estense) e di suoi interni, vera e propria galleria della pittura del Seicento, che fanno della Basilica una dei più interessanti e grandiosi monumenti religiosi di Ferrara.

 

Un grande restauro

Tale ricchezza artistica, nei primi anni '90, sembrava addirittura prossima al crollo, tanto che nel marzo del 1993 la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Ravenna ne raccomandò la chiusura al pubblico, a seguito di alcuni cadute parziali del tetto avvenute nei mesi precedenti.

In realtà già dopo la seconda Guerra Mondiale i parroci avevano avvertito la presenza di primi segni di degrado della copertura della Basilica, ma nessuna istituzione aveva deciso di affrontare le difficoltà tecniche ed economiche che un'opera generale di restauro avrebbe comportato.

Tale situazione cambia di fronte all'estrema gravità delle condizioni della chiesa nel '93-'94: la Soprintendenza e la Fondazione Carife avviano un progetto di restauro complessivo di 4,5 miliardi di vecchie lire da stanziare in diversi anni.

Il progetto dovette obbedire a determinati principi di priorità non solo tecnici, ma anche di culto. Era infatti necessario riaprire quanto prima il Tempietto del Preziosissimo Sangue, nel quale era avvenuto il miracolo, per le esigenze dei fedeli.

I lavori iniziarono così dal transetto, per poi passare alle coperture del presbiterio, abside e navate e, contestualmente ai relativi prospetti.

Da qui ritornare di nuovo agli interni della Basilica, restaurando di nuovo soffitto e pareti della navata centrale e delle laterali. In seguito, passare al Tempietto e le pareti dipinte del transetto, per il restauro delle quali non era necessaria la chiusura dell'area.

Insieme a queste opere di conservazione di emergenza, l'opera di restauro ha portato avanti anche uno studio di approfondimento delle conoscenze dell'edificio, sia sotto il profilo storico-documentario, sia per gli aspetti materiali, che peraltro ha offerto risultati di grande interesse.

Per celebrare la conclusione dei lavori, la Fondazione ha commissionato un volume di pregio, edito dalla Motta Editore, che documenta l'intero restauro e celebra la bellezza della Basilica.

 

Un progetto che ha segnato la vita della Fondazione

Cupola all'innesto tra la navata centrale e il transettoNel 1993, l'allora giovanissima Fondazione Carife fu chiamata ad intervenire ad una vera e propria emergenza artistica cittadina. Il grave stato di degrado in cui già da tempo versava la Basilica di S. Maria in Vado rendeva ormai indifferibili alcuni lavori di restauro. La Fondazione reagì a questa situazione in modo immediato, quasi emotivo. E solo negli anni seguenti fu possibile realizzare progetti più organici, che coinvolgessero anche diverse Soprintendenze locali.

Da qui, dal "problema" Santa Maria in Vado e dalla sua lunga ma positiva soluzione, è nato per la Fondazione un nuovo modus operandi, poi applicato anche in altri contesti simili.

Prima di tutto si è iniziato a lavorare per medio-lunghe programmazioni, che prevedessero diversi interventi scanditi da una pluralità di fasi e quindi finalizzati  non solo a coprire una prima emergenza, pur se da ciò originanti.

In secondo luogo l'affermarsi della convinzione che l'operare congiunto e sinergico di più soggetti deputati alla conservazione del patrimonio artistico, è in grado di produrre risultati ottimi anche, e soprattutto, per progetti imponenti.

Come già accennato, il primo stanziamento per questo progetto (il primo poliennale realizzato dalla Fondazione) avviene nel 1993 e continua per tutti gli anni successivi fino al 2001, anno in cui è stato terminato l'intervento sull'interno della Basilica.